Passa in commissione Giustizia alla Camera, con il voto favorevole anche di Pd e Udc, l’emendamento del governo al ddl intercettazioni che stabilisce la pubblicabilità delle intercettazioni rilevanti, e quindi pubblicabili, dopo il vaglio di giudici, pm e avvocati, nel corso dell’udienza-filtro. Ma con una modifica che recepisce un sub-emendamento della relatrice Giulia Bongiorno, si precisa che quando si pubblicano ascolti irrilevanti, a pagare sarà l’editore.
L’emendamento del governo è stato infatti modificato in due parti, con votazioni distinte sui sub-emendamenti. Con una riformulazione di proposte Pd e Udc, si fissa il termine di 45 giorni entro cui il giudice deve convocare l’udienza per lo stralcio delle intercettazioni irrilevanti o da distruggere e che finiranno in un archivio di segretezza. I 45 giorni si calcolano da quando gli atti arrivano al giudice da parte del pm, dopo che sono state depositate alla difesa. questa modifica era già stata approvata ieri. La novità di oggi è invece l’approvazione di un sub-emendamento della relatrice e presidente della commissione, Giulia Bongiorno, in cui si precisa che gli editori risponderanno penalmente della pubblicazione delle intercettazioni contenute nell’archivio di segretezza, nel quale finiscono le trascrizioni irrilevanti, quelle da distruggere e quelle che ledono la privacy. In questi casi gli editori pagheranno le multe.
Sull’emendamento del governo al ddl intercettazioni ha votato contro solo l’italia dei valori. Antonio Di Pietro spiega: «l’idv si oppone, nel merito e nel metodo, al provvedimento in generale e anche alle ‘pezzè che il governo cerca di mettere. sono dei palliativi che non servono a nulla. questo ddl rimane un ‘bavagliò all’informazione». Donatella Ferranti, motiva così il voto favorevole del Pd: «votiamo nell’ottica di dare un contributo costruttivo. Con l’emendamento del governo abbiamo raggiunto lo scopo principale che era quello di togliere la segretezza totale degli atti e alle intercettazioni fino alla chiusura delle indagini preliminari. rimangono comunque delle perplessità. Auspichiamo che il governo e il relatore siano aperti ad ulteriori perferzionamenti».
Per l’Udc, Lorenzo Ria, spiega: «votiamo sì all’emendamento del governo perchè noi perseguiamo lo scopo del miglioramento e della riduzione del danno». bongiorno spiega la ‘ratiò del suo sub-emendamento con le multe agli editori per la pubblicazione di ciò che è irrilevante: «con l’emendamento del governo si creano varie categorie di segretezza. si va a punire i casi in cui si pubblica quello che è più segreto, in quanto contenuto nell’archivio perchè da distruggere o irrilevante. se si viola quell’archivio, anche da parte di un singolo giornalista, l’editore deve risponderne. viceversa, per la pubblicazione di intercettazioni coperte da segreto ma che risultano rilevanti perchè hanno un interesse pubblico, l’editore non risponderà. in pratica – continua la presidente della commissione giustizia – ‘spacchiamò in due la responsabilità degli editori, mentre prima si pensava a una responsabilità degli editori per tutto».
Il sottosegretario alla giustizia, Giacomo Caliendo, aggiunge che gli editori così «dovranno dare delle direttive alle redazioni, dicendo che non si possono pubblicare le intercettazioni da distruggere». Sul sub-emendamento di Bongiorno l’Udc ha votato sì, mentre il Pd si è astenuto. Ferranti spiega: «l’archivio di segretezza non è definitivo, perchè nel corso dell’udienza premiliminare o nel dibattimento si può rivalutare cosa è irrilevante e cosa no, quindi qualcosa che prima non era pubblicabile, poi lo diventa. L’archivio in pratica si riapre».
Fonte: L’ Unità


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