Atto n. 3-01427 (in Commissione) Pubblicato il 20 luglio 2010 Seduta n. 407

Testo Integrale:

SANNA , CABRAS , SCANU – Ai Ministri dello sviluppo economico e per le politiche europee. -

Premesso che:

il prossimo 23 luglio 2010 si compie un anno dalla approvazione della legge n. 99 del 2009;

l’articolo 38, comma 4, della legge n. 99 del 2009, “al fine di promuovere l’innovazione tecnologica, la sicurezza energetica e la riduzione di emissione di gas effetto serra”, apporta alcune modificazioni all’articolo 11, comma 14, del decreto-legge 14 marzo 2005, n. 35, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 maggio 2005, n. 80, con il quale si disciplinava la procedura di evidenza pubblica per la concessione integrata da parte della Regione autonoma della Sardegna della miniera di carbone, attualmente coltivata da Carbosulcis SpA (società a totale partecipazione della Regione sarda), e per la costruzione di una centrale elettrica di nuova generazione che ne utilizzi il prodotto di estrazione in modo ambientalmente compatibile;

nell’intento del Governo, che le aveva proposte al Parlamento, le modifiche erano tese a superare i rilievi della procedura di infrazione che la Commissione europea aveva sollevato sulla disposizione del decreto-legge n. 35 del 2005;

tali modifiche consistettero unicamente nella proroga dei termini per l’assegnazione della concessione integrata sino al 31 dicembre 2010 e nella previsione che il progetto prevedesse la presentazione di un programma di attività per la cattura ed il sequestro dell’anidride carbonica emessa dall’impianto;

a circa cinque mesi dalla scadenza indicata dalla legge, non risultano avviate dalla Regione autonoma della Sardegna le procedure del bando per l’assegnazione della concessione integrata nei termini richiesti dalla legge n. 99 del 2009,

si chiede di sapere:

se il Governo italiano, dalla approvazione della legge n. 99 del 2009 ad oggi, abbia mai sollecitato o messo in mora la Regione autonoma della Sardegna per la indizione del bando di gara di assegnazione della concessione integrata, ed eventualmente in quali termini formali;

se il Governo italiano abbia formalmente notificato come aiuto di Stato alla Commissione europea l’articolo 38 della legge n. 99 del 2009, concernente la concessione integrata, ed eventualmente se la notifica abbia sortito una formale approvazione da parte della Direzione generale concorrenza della Commissione europea;

nel caso in cui l’approvazione comunitaria non sia ancora pervenuta, quali siano le difficoltà intercorse e se i Ministri in indirizzo o altri membri del Governo abbiano sostenuto, al di là dei normali contatti di dirigenti e funzionari dell’amministrazione italiana con gli uffici della Commissione, interlocuzioni dirette sul caso con il Commissario europeo per la concorrenza pro tempore e quali esiti abbiano avuto queste interlocuzioni;

nel caso in cui il Governo italiano abbia ritenuto di non notificare l’articolo 38 della legge n. 99 del 2009 come aiuto di Stato alla Commissione europea, per quali motivi ciò sia accaduto, se eventualmente si debba ritenere che questa scelta sia la causa della mancata indizione del bando di assegnazione della concessione integrata e della sostanziale disapplicazione della legge n. 99 del 2009 sul punto, e se il Governo intenda esercitare oggi, anche tardivamente, tale sua precisa competenza.

«Cappellacci se ne vada». Il Pd sfiducia il governatore

Cappellacci se ne deve andare. Lo chiede senza mezzi termini tutto il centrosinistra sardo che domani in consiglio regionale presenterà la mozione di sfiducia contro il governatore. Che dopo appena due anni scarsi di mandato sta rischiando grosso. La sua poltrona di presidente della Regione Sardegna sembra infatti traballare. Prima azzoppata in maniera clamorosa dalle inchieste sul vento che stanno mettendo in luce un presunto sistema di affari che, al di là dei risultati processuali, la dice lunga sull’interesse per il bene comune che ha guidato i passi del presidente “babbeo”, per citare la sua definizione rilasciata al Corsera. E poi altri guai sembrano arrivare dalla sua stessa maggioranza. Il famoso rimpastino di fine luglio che doveva siglare con il solito valzer di poltrone la ritrovata pace della maggioranza, sembra più complicato del previsto e verrà rinviato per metà agosto. L’isola non è esente dalla guerra intestina che sta dilaniando il Pdl. Le correnti negate dal leader maximo “Cesare”-Berlusconi qui hanno spalancato in malo modo le finestre, rischiando di mandare in pezzi le vetrate. Così, il vento diventa bufera e fa vacillare come fuscelli i coordinatori regionali Mariano Delogu e Claudia Lombardo, nonostante il loro continuo affermare che tutto va bene. E il supervisore Romano Comincioli, mandato in missione dal capo in persona per dipanare l’intrigata matassa sarda, ha un bel da fare. Sarà per questo che nei giorni scorsi Cappellacci ha virato verso il nord Sardegna per discutere con il supervisore Comincioli.

Top secret
Tutto top secret ovviamente, ma sta di fatto che il mega vertice tra tutti gli alleati in programma per venerdì scorso è saltato (versione ufficiale: gli impegni di gran parte dei partecipanti). Come se non bastasse, un segnale è arrivato anche dagli alleati: Udc, Riformatori e Psd’Az vogliono una giunta forte o altrimenti garantiranno solo un appoggio esterno. Insomma il rimpastino potrebbe diventare un pastone informe. Si potrebbero sacrificare quasi tutti gli assessorati “tecnici”, cioè quelli affidati non agli eletti ma persone di fiducia del governatore (come per esempio quello all’Industria in mano al giornalista Sandro Angioni, ex ufficio stampa del Cagliari Calcio), per fare posto ai vecchi big della politica come il sempre verde Giorgio Oppi (Udc, in quota per l’Ambiente o Industria). Nel frattempo le finestre spalancate svelano una Sardegna ridotta allo stremo. E l’isola che, secondo le ottimistiche previsioni sciorinate come un mantra nella campagna elettorale del 2008, doveva tornare a sorridere inizia a dimostrarsi quello che è: una terra di conquista lasciata andare allo sbando. Lo scippo dei fondi Fas, i tagli previsti dalla manovra Tremonti e la disoccupazione schizzata a due cifre, con le grandi industrie abbandonate a se stesse e gli operai a spasso, sono soltanto i segnali più eclatanti di una politica che ha preferito occuparsi di piano casa, comitati d’affari e nomine “della persona giusta nel posto giusto”, piuttosto che del futuro dei suoi abitanti. Per questo l’opposizione per domani chiama a raccolta i sardi sotto il consiglio regionale: la mozione di sfiducia non ha i numeri per passare ma è arrivato il momento di far sentire almeno la voce dell’indignazione.

Fonte: L’Unità

Carbosulcis: Sanna e Scanu (PD) : PDL a guinzaglio Lega

“Spiace rilevare che il Pdl su Carbosulcis in Senato sia andato a guinzaglio della Lega”. Lo dichiarano i senatori del Pd Francesco Sanna e Gianpiero Scanu che hanno condotto in Senato la battaglia sugli emendamenti riguardanti la Sardegna. E spiegano: “Avevamo trovato l’accordo anche con i colleghi sardi del centrodestra che hanno sottoscritto l’emendamento Sanna-Cabras-Scanu per una semplice proroga di un anno della gara internazionale per lo sfruttamento del carbone Sulcis, la realizzazione di una centrale elettrica di nuova generazione, la cattura e il sequestro della CO2″.

“E’ incredibile il disprezzo e l’indifferenza di Lega e Pdl per la soluzione dei problemi creati dalle inadempienze del governo. i fatti sono questi. Il Pd elabora la soluzione alla totale assenza di iniziativa presso l’Unione europea del governo Berlusconi dal luglio dell’anno scorso ad oggi. Il centrodestra prima accoglie la minimale di queste soluzioni, una semplice proroga dei termini di gara, che pure avrebbe consentito di tirare il respiro e nonostante l’adesione dei parlamentari del Pdl sardo e l’originario parere positivo del relatore, senatrice Vicari, la conduzione pasticciata e confusionaria della maggioranza in Aula porta a trascurare tutto questo e a creare una situazione di serio pericolo per il futuro della Carbosulcis. Di fronte a un cavillo procedurale avanzato dalla Lega Nord non sono valse a nulla le precisazioni sulla mancanza di nuovi oneri a carico del bilancio dello Stato. Anzi, e’ da denunciare il tentativo sempre perpetrato dal centrodestra in Commissione bilancio di ritenere implicitamente non coperta nemmeno l’attuale norma della legge 99/09 che fissa il termine per la gara al 31 dicembre 2010″. Conclude Sanna: “Chiederemo ai deputati democratici della Camera di ripresentare gli emendamenti disponibili a tornare in terza lettura, anche ad agosto, per vedere approvate le modifiche necessarie al Decreto legge”.(AGI)

Emendamento del governo: Pd e Udc votano sì

Passa in commissione Giustizia alla Camera, con il voto favorevole anche di Pd e Udc, l’emendamento del governo al ddl intercettazioni che stabilisce la pubblicabilità delle intercettazioni rilevanti, e quindi pubblicabili, dopo il vaglio di giudici, pm e avvocati, nel corso dell’udienza-filtro. Ma con una modifica che recepisce un sub-emendamento della relatrice Giulia Bongiorno, si precisa che quando si pubblicano ascolti irrilevanti, a pagare sarà l’editore.

L’emendamento del governo è stato infatti modificato in due parti, con votazioni distinte sui sub-emendamenti. Con una riformulazione di proposte Pd e Udc, si fissa il termine di 45 giorni entro cui il giudice deve convocare l’udienza per lo stralcio delle intercettazioni irrilevanti o da distruggere e che finiranno in un archivio di segretezza. I 45 giorni si calcolano da quando gli atti arrivano al giudice da parte del pm, dopo che sono state depositate alla difesa. questa modifica era già stata approvata ieri. La novità di oggi è invece l’approvazione di un sub-emendamento della relatrice e presidente della commissione, Giulia Bongiorno, in cui si precisa che gli editori risponderanno penalmente della pubblicazione delle intercettazioni contenute nell’archivio di segretezza, nel quale finiscono le trascrizioni irrilevanti, quelle da distruggere e quelle che ledono la privacy. In questi casi gli editori pagheranno le multe.

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INTERCETTAZIONI: COMMISSIONE GIUSTIZIA APPROVA EMENDAMENTO GOVERNO

(ASCA) – Roma, 22 lug – La commissione Giustizia della Camera ha approvato l’emendamento presentato nei giorni scorsi dal governo al ddl intercettazioni, che istituisce l’udienza filtro. Uno strumento che prevede la possibilita’ di pubblicare le intercettazioni rilevanti ai fini delle indagini, al termine di un udienza tra gip avvocato dell’accusa e della difesa. L’emendamento e’ passato anche con i voti del Pd e dell’Udc. Solo l’Italia dei Valori ha votato contro.

SVIMEZ: LAI (PD), SUD PERDE RISORSE E GOVERNO NON FA NULLA

(AGI) – Cagliari, 21 lug. – “Il sud continua a sprofondare perdendo ingenti risorse che potrebbero contribuire allo sviluppo senza che il Governo faccia nulla. E’ necessario che si accolgano le esortazioni del Capo dello Stato affinche’ possa essere corretta questa deriva nefasta che colpisce il mezzogiorno d’Italia e in cui viene trascinata anche la Sardegna”. Cosi’ Silvio Lai, segretario del Pd della Sardegna a proposito dello Svimez, subito dopo il vertice con i segretari regionali Pd del sud Italia. “Dai dati dello Svimez emerge che la differenza dell’industria meridionale con quella del centro-nord e dell’Europa si e’ ulteriormente inasprita. Il valore aggiunto industriale segna un meno 2,4% a fronte del +9,7% dei paesi dell’area euro cosi’ come sono crollati gli investimenti industriali. La manovra del governo non da’ nessun impulso allo sviluppo e affonda il Mezzogiorno e il paese senza il Sud non ce la fara’”.

“Dove sono andati a finire il Piano per il Sud, la banca del Sud, le politiche industriali, il ministero dello Sviluppo Economico?” chiede Lai, secondo il quale “questi dati confermano il totale fallimento della politica del governo per il Mezzogiorno e fanno preoccupare maggiormente di fronte a un federalismo che non ha ancora messo in campo un’idea di coesione del paese”. Per il segretario del Pd “serve rilanciare in maniera innovativa le politiche per il lavoro e per le imprese innovando contratti fiscalita’ e sistemi di incentivazione”. Nel sud, secondo Lai “bisogna ripartire dalla legalita’ e dalle risorse umane ovvero, dai diritti fondamentali per tutti i cittadini come la sicurezza e la salute, l’istruzione e l’universita’” e, quindi, “senza politiche nazionali che garantiscano questi fondamentali diritti il federalismo anziche’ essre un elemento di rilancio del paese sara’ il definitivo affossamento di gran parte del Mezzogiorno”.

Fonte: AGI

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